Rimpianto d’un Natale che fu…

Devo confessarvi che gli scorsi anni contavo i giorni che mi avrebbero finalmente liberato dall’orgia di spot televisivi, i quali ammiccavano senza alcun pudore, oggi forse un po’ di meno, al consumo più sfrenato, con la speranza che sopraggiungesse al più presto l’Epifania. Non sopportavo i demenziali cinepanettoni, le gente che riempiva le strade delle nostre città, esibendo e ostentando il feticcio consumistico. Non sopportavo gli zampognari, quelli che facevano le caldarroste, insomma, il periodo che ci accompagna al Natale, nonostante fosse per me un momento di riposo, di non scuola. Periodo che cadeva a fagiolo per mettermi in pari con il lavoro scolastico: correggere i compiti, scrivere verbali, redigere documenti che attendevano da tempo d’essere fatti. Venivo accusato da mia moglie di essere un “misantropo-guastafeste”, perché non sopportavo la casa ripiena di tutto, soprattutto di gente. Che si presentava proprio in quei giorni con il pacchettino che, messo assieme agli altri, diveniva ingombrante, a volte perfino imbarazzante. Essendo vissuto in una famiglia contadina, i miei nonni materni lo erano, mi avevano insegnato a non guardare in bocca a caval donato e a non gettare via niente. Quindi, forte di questi insegnamenti, cominciavo a pensare a come riciclare i regali più inutili ed orrendi. Pensate che sono riusciti a regalarmi un calzino, sì un unico ed imbarazzante calzino. Mi sono sempre chiesto fino a che punto stessi sui coglioni a quel mio parente che, omettendo d’inserire il nome che a tutt’oggi ignoro, ebbe l’ardire d’impacchettarlo e di metterlo assieme agli altri sotto l’albero. Quest’anno pur di riavere il Natale, quella babele consumistico- televisiva, sarei disposto a tutto: a riavere in dono un altro unico calzino, alla tavolata lunga dello scorso anno, alle ovvietà dei parenti, a farmi strizzare dalla gente nei mercatini di Natale e ad urlare a squarcia gola .., Auguri! Non mi sono addentrato, e non me ne vogliate perché sto per farlo, a scrivere qualcosa sul senso religioso che le festività del Natale dovrebbero assumere, che non dovrebbe essere una festa “pagana” come lo era nella Roma pre-cristiana durante i Saturnalia; so che per molti è così, ma non per me. Provengo da una Chiesa antecedente a quella del Concilio Vaticano Secondo, dove la messa veniva officiata in latino, che non veniva dichiarato come invece oggi i vertici dichiarano, che tutte le religioni si equivalgono, esibendo quel relativismo che tanto ha stigmatizzato Benedetto XVI. Nel vangelo di Giovanni (14,6) si legge: “Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” E in Matteo (12,30) e Luca (11,23): “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.”