Quell’amore che non ti aspetti …

Dopo lo “scandalo di Daria”, come usava definire il matrimonio della figlia e il suo procurato e deliberato aborto, le passeggiate aumentarono di numero e di durata. Divenne irrequieto, intrattabile, diminuì la passione per il lavoro, la pazienza per i clienti, talvolta fuggiva la banca e si avviava per le vie del centro, i viali adiacenti la cerchia muraria e le vie del suburbio. Camminava per camminare irritato, alienato. Gli uomini diventano tali quando non trovano il proprio posto nel mondo, quando non hanno una precisa direttiva. Davanti ad un noto centro commerciale, nella immediata periferia, aveva notato una donna. Ricordava esattamente di averla vista per la prima volta quella sera che sua figlia era venuta in banca e poi erano ritornati insieme, passeggiando, a casa. Avevano sostato alcuni minuti davanti alle vetrine e c’era anche quella donna che osservava dei divani. La donna faceva oramai parte di questo tratto della sua passeggiata, già alcune strade prima iniziava a costruirne la sua immagine: oziava all’angolo della via dove svoltava il bus, o presso il macellaio. Gli sembrava che la strada fosse priva di qualcosa quando non la incontrava, allora gli capitava di rallentare involontariamente il passo per vederla sbucare da qualche parte. Ma non mancava quasi mai e, per quanto se ne rattristasse, alcune settimane dopo il primo incontro, si guardavano come vecchi conoscenti. Era una donna di strada, una femme publique. Soffermatosi più volte sull’aspetto sociale, sul motivo di quella scelta di vita, che poteva essere sia indotta che volontaria, quindi un modo come un altro per tirare a campare, constatò che non doveva passarsela male, poiché possedeva un guardaroba abbastanza ricco e vario. Era alta, un corpo desiderabile e indossava ogni giorno un abito nuovo, o meglio rindossava lo stesso abito solo ogni cinque o sei giorni. Nelle giornate più fredde vestiva un elegante piumino blu con un cappellino di pelliccia, nei giorni più caldi vari abiti quasi eleganti. Oltre al bianco ed il blu prediligeva il rosso, un rosso acceso, color ceralacca. Possedeva un abito che la rendeva particolarmente appariscente e che, nel suo genere, denotava un certo stile: gonna rossa, giacca bianca, cappellino rosso, borsetta rossa. Tutto ciò, considerando ogni oggetto indipendentemente, non poteva definirsi fine, ma in funzione dell’uso, l’abbigliamento era indovinatissimo, un vero spot pubblicitario. Completava l’effetto la sua capigliatura bionda, probabilmente ossigenata. I suo tratti regolari, lievemente marcati, erano abbelliti da un po’ di rossetto sulle labbra. Il naso carnoso, con la punta rivolta in su, sembrava fiutasse perennemente l’aria. Sotto le allungate ciglia, s’aprivano gli occhi vasti, puerili, indagatori, verdognoli. Una donna così, si diceva Michele Imbonati, non è solo squilibrata eticamente, ma anche malata era bianca, d’un bianco indefinito, quasi latteo, marmoreo…