Quando vidi per la prima volta la televisione, ero al cinema.

Scendevamo due rampe di scale e una volta in strada, le luci al neon del cinema Italia, ci abbacinavano. Abitavo in via del biscione una strada sinuosa come una serpe, appunto. Attraversavo la strada tenendo la mano di mio padre che, dalla paura che gli sfuggissi, quasi me la stritolava e come due falene ci appiccicavamo al vetro delle bacheche. Dopo poco non distinguevamo più le immagini dei cartelloni che riproducevano le scene più salienti, i volti degli attori che interpretavano il film in programmazione. Se il regista aveva un nome straniero, era un “americano” e pertanto ritenuto un buon film da vedere, da mio padre. Il giorno che sarei andato al cinema, una volta alla settimana, come premio per aver fatto con diligenza tutti i compiti, lo attendevo come un dì speciale, meglio, molto meglio di qualsiasi altra festa. Le feste mi rendevano tremendamente triste, proprio perché si chiamavano feste e dovevamo festeggiare per forza, anche se non c’era nessuna ragione per poterlo fare. Trovavo estremamente noioso stare a tavola, usare bene coltello e forchetta, stare appiccicato come una sardina ad un parente grande. Il cinema era un giorno di festa, perché aveva la capacità di scatenarmi un’emozione così forte, che spesso la sera precedente trovavo perfino difficoltà ad addormentarmi. Ma un sabato sera avvenne il fatidico incontro: alla fine del primo tempo, quando si accesero le luci, vedemmo il signor Beppe, la maschera amico di mio padre, andare verso l’estremità della sala, dove ci sono le pesanti tende di velluto ai lati dello schermo, entrare dentro e riapparire poco dopo, trainando uno scaffale alto qualche metro, alla cui sommità c’era uno scatolone. Lo portò nel centro ed iniziò a srotolare dei fili. Incuriosito chiesi a mio padre: “Cos’è quella scatola?” “La televisione” rispose e con orgoglio qualcuno seduto nella nostra stessa fila lo ripeté,  dando al termine ancora più enfasi. Quel  sabato sera conobbi la televisione al cinema e per la prima volta vidi le immagini in bianco e nero di un signore che tutte le persone grandi conoscevano dandogli del tu, Mike Buongiorno. La trasmissione si chiamava “Lascia o raddoppia”. Mai avrei immaginato che quel piccolo schermo e quel buffo scatolone avesse in sé la forza così grande di far morire il cinema. Ma così fu e da quel giorno il cinema non fu più lo stesso.