Palle, il mio gatto rosso.

Cosimo Piovasco di Rondò, celebre personaggio Del Barone Rampante di Italo Calvino, per protesta nei confronti del padre, colpevole di avergli inflitto una ingiusta punizione, salì su un albero del giardino e non scese più. Il mio soriano rosso, detto Palle, scelse di vivere spontaneamente gran parte della sua esistenza sui tetti di via del Biscione e terminò la sua lunga e gloriosa esistenza in un fienile della mia nuova casa di campagna. Il gatto Palle entrava ed usciva dalla finestra della cucina che dava sul tetto. Quando la trovava chiusa, serafico come sono i gatti, dopo aver bussato con la zampa al vetro, attendeva paziente che qualcuno di casa gli aprisse la finestra. Immagino come deve essersi sorpreso quando vide per la prima volta un nuovo venuto all’interno di una culla dentro la quale dormivo e mi agitavo io. Divenne il mio amico, il mio paziente compagno di giochi. Quando non ne poteva più d’avere a che fare con me, devo essere stato veramente un rompi coglioni da piccolo, come lo sono ancora, così amano dire di me chi pretende di conoscermi bene, usciva dalla finestra e si rifugiava sugli amati tetti. Di lui mi è stato tramandato un racconto, che ha caratteri epici: erano giorni che i miei nonni sentivano il rombo dei bombardieri alleati che sorvolavano la città e l’esplodere in lontananza delle bombe che colpivano le principali vie di comunicazione. Mio nonno Enrico, quello che amava raccontarmi le gesta di Palle, se ne stava chiuso in casa da tempo ed usciva solo per comperare quelle poche cose che gli ordinava mia nonna Emilia. Gran parte dei negozi vicino casa rimanevano chiusi; solo la Romana, che aveva un banchetto di frutta e verdura e che piazzava la mattina all’alba all’inizio della via, proprio nel punto esatto dove finisce il Fillungo e inizia via del Biscione, vendeva le sue mercanzie. Nonno Enrico scendeva, comprava per pochi centesimi della verdura e la portava a casa. I suoi figli Luigi, mio padre, e Giovanni, mio zio, erano a fare la guerra, e quella poca verdura che mia nonna metteva in pentola, doveva sfamare i miei cugini, che nei racconti del nonno ogni giorno che passava gli sembravano sempre più magri e denutriti. L’unico che invece sembrava passarsela bene e manteneva il suo peso forma, era il gatto Palle. Ma un giorno tutte le supposizioni su come facesse ad essere così bello e col pelo sempre lucido, si tramutarono in certezze. Verso l’ora di pranzo, quando nella pentola bolliva la solita verdura, gatto Palle entrò dalla finestra di cucina tenendo stretto nella bocca qualcosa che colpì lo sguardo vigile ed attento di mia nonna. Poi quando oltrepassò del tutto la finestra, s’accorse che ciò che teneva in bocca altro non era che una salsiccia, ma il fatto che più la sorprese era che, attaccata ad essa ce n’erano tante altre, di salsicce. Gatto Palle aveva individuato la cucina del macellaio Borelli e da buon felino aveva trovato un modo tutto suo per alimentarsi gratuitamente alle spalle del macellaio. Quel giorno i miei cari mangiarono e gatto Palle divenne il loro eroe.