Nathalie riflette sul suo futuro. Da “la pergamena scomparsa” di Lucio Gatto

Correva sulla strada panoramica di Layssos che conduceva a Lixia, metodo supercollaudato per non pensare. Del resto, cosa poteva dire, cos’altro poteva aggiungere su se stessa e sulla poco più che trentennale esistenza che non avesse già detto e fatto un numero imprecisato di volte? Correva, le sue gambe sembravano volersi staccare da terra in uno slancio estremo verso l’infinito, verso gli spazi siderali del cosmo. Raggiunto, lasciarsi successivamente risucchiare e avvolgere dalle onde elettromagnetiche, udirne l’urlo primordiale che ancora contengono e finalmente ritrovarsi nel ricongiungersi con Dio. Non era fatta per vivere nel suo tempo e per questa sua inadeguatezza subiva tutte le contraddizioni del mondo. Eppure, una volta abbandonata definitivamente l’idea di farsi suora, aveva dato sfogo alle sue ispirazioni umanitarie e prima di recarsi in Africa aveva girato la periferia nord di Parigi su un autobus che forniva cibo, indumenti e cure mediche alle famiglie nomadi che sopravvivevano sotto i ponti della grande periferia. Quale disegno aveva in mente Dio per lei? E a quale prova la stava sottoponendo, visto che a un passo dalla morte, chiusa all’interno di una tomba da quei gerosolimitani, aveva fatto in modo che venisse liberata e rianimato il suo cuore già condannato all’ipotermia? Di fronte a queste domande, che sistematicamente riaffioravano nella sua mente, fermò la corsa. Recuperò il fiato piegandosi sulle ginocchia e quando sollevò lo sguardo le piccole abitazioni di Krizia si rivelarono ai suoi occhi. ” Vuoi che veda fino a quando lo deciderai tu le nefandezze di cui noi esseri umani siamo capaci e che nel mio piccolo concorra a porvi rimedio? E’ questo che vuoi?” esclamò sollevando gli occhi al cielo. Il mare sembrava una coperta azzurra e quando riemerse dall’acqua si voltò ad ammirare nuovamente quella meraviglia. Pensò che quello fosse un segno divino, un regalo a colei che aveva visto l’orrore di cui erano capaci i suoi simili. Si distese sulla sabbia e,  mentre il sole accarezzava le sue membra, le  immagini presero a scorrerle nella testa, innescando subito dopo atroci ricordi.