Lorenzo scopre quanto è difficile diventare grande …

Lorenzo si era arreso all’idea di rimanere vergine. In fin dei conti i preti e soprattutto don Mario il Priore di San Frediano, che aveva sposato sua cugina Grazia, che lo aveva tenuto a battesimo, e al quale faceva il chierichetto in virtù del fatto che studiava il latino al Liceo Classico Macchiavelli, gli aveva sempre detto che la verginità era un dono, per gli uomini e le donne di Chiesa, da offrire al Signore Gesù Cristo. Non sapeva come avrebbe preso suo padre l’idea d’avere un figlio prete e non sapendo quale sarebbe stata la sua reazione, glissò sul secondo argomento. Innanzi tutto doveva scongiurare che Giulio, l’amico del cuore, si mettesse a raccontare agli amici del gruppo che aveva fatto per la seconda volta cilecca, con la Signora della Mercedes, una prostituta che aveva fatto diventare uomini, come amavano dire le persone grandi di quel tempo, un numero elevato di giovani lucchesi. Così, preso da parte l’amico prima che scomparisse dietro alla porta di casa, gli fece giurare il silenzio assoluto. Mai avrebbe potuto raccontare come si erano svolti i fatti all’interno di quella Citroen Ami 8, la macchina di Giulio ovviamente, con la quale avevano concordato il prezzo, e fatta salire a bordo la Bionda Signora dal taglio di capelli alla Marilyn Monroe, che svolgeva l’antico mestiere nei pressi della concessionaria della famosa casa automobilistica tedesca, che negli anni sessanta era ubicata sulla circonvallazione, di fronte alla porta San Donato. Presa a bordo, si erano andati ad infrattare dietro al cimitero di Sant’Anna, luogo di Lavoro della improbabile bionda patinata. Dopo aver giurato, vedendolo così affranto e abbattuto, Giulio tornò sui suoi passi e dopo averlo fatto sedere sui gradini del pianerottolo, cercando di mantenere un atteggiamento normale e per esserlo dovette sforzarsi parecchio, si fece raccontare cosa era successo all’interno della sua Citroen Ami 8. Venne così a sapere come si erano svolti i fatti, corroborati da una valanga di goffi tentativi di discolparsi, e visto che tra le giustificazioni spesso ricorreva lo spazio angusto dell’abitacolo della macchina, il freddo, la manina gelida della professionista, si convinse che se avesse preteso di farglielo fare in macchina, non ci sarebbe mai riuscito. Così cercò di convincerlo che se una prossima volta avesse accettato di scucire un bigliettone da cinquemila lire da aggiungere alla tariffa che la signora prendeva per un trattamento in macchina, avrebbe potuto fare finalmente sesso in camera della suddetta, ed usufruire d’un trattamento di lusso. Prese il suggerimento dell’amico con poca convinzione, anche perché, cosa che si era guardato bene dal dichiarare, a lui faceva schifo l’alito di quella donna che sapeva di fumo, di quello pestifero delle Nazionali senza filtro, quindi, per ripagarlo degli sforzi profusi, gli disse che ci avrebbe pensato, sapendo già in cuor suo che non ne avrebbe fatto di nulla.