Lorenzo: e le difficoltà che spesso s’incontrano nel ritornare …

Sfrecciava sulla circonvallazione con la sua Opel Kadett Rally assaporando l’aria fresca del mattino che entrava dal finestrino abbassato. L’auto, dopo aver penetrato e superato la Porta Santa Maria, si trovò immediatamente fagocitata nel traffico sconclusionato che a quell’ora caratterizzava la vita all’interno del centro storico della sua città. Fu costretto a dare alcuni colpi di clacson d’incoraggiamento all’indirizzo di un piccolo mezzo commerciale a tre ruote che avanzava a stento e finalmente raggiunse il civico 13 di via del Biscione, sostando l’auto sulla sinistra. Prima di salire in casa dette un’ulteriore occhiata alla sua auto e si sentì orgoglioso d’esserne il proprietario. Giusto il tempo d’aprire la porta, di posare a terra la valigia, che il telefono fissato alla parete del corridoio si mise a strillare in segno di benvenuto. Si trattava di Veronica, la quale desiderava semplicemente avere sue notizie e sapere che fosse giunto sano e salvo a casa. Si erano lasciati la sera precedente a Fiuggi, lui aveva così insistito per accompagnare lei e sua madre che non erano riuscite a dire di no. Il programma prevedeva che sarebbe tornato a riprenderle a fine vacanza qualche giorno prima, giusto per stare un po’ assieme. Con Veronica aveva iniziato da qualche mese una storia, tra loro c’erano stati solo baci e carezze, tante carezze, che entrambi si donavano andando a toccare e a sollecitare le parti più erogene dei loro giovani corpi. Non avevano fatto ancora sesso. Veronica si era fermata sostando per alcuni interminabili istanti alle porte del paradiso, travolta dall’eccitazione e dalla voglia matta d’andare fino in fondo. Ma il terrore di perdere la verginità l’aveva costretta a fermarsi e a ripiegare sull’autoerotismo e su alcuni surrogati che avevano il compito di sedare la voglia e di donarle un po’ di sollievo. L’ossessione per la sua verginità stava diventando ogni giorno che passava sempre più pesante, perché troppe erano le sollecitazioni provenienti dalla società di quegli anni, ma ancora persisteva inalterata in lei una fortissima inibizione, frutto dell’educazione che veniva impartita alle giovani donne sul finire degli anni Sessanta. Veronica se ne faceva carico e ogni qual volta si appartava con Lorenzo e si avvicinava alle porte del paradiso, la figura del padre prematuramente scomparso si stagliava giganteggiando con aria severa nella sua mente. Se avesse perso il suo bene prezioso avrebbe dato un ulteriore dispiacere a sua madre che di dispiaceri sommati ai problemi contingenti per la prematura morte del marito, ne aveva fin troppi. Inoltre non sarebbe passata inosservata la sua mancata partecipazione alla processione del Corpus Domini che si sarebbe tenuta da lì a poco, una processione in pompa magna che in quei tempi era solita indire la Parrocchia di Sant’Anna, perché se avesse perso la verginità non avrebbe potuto sfilare con il suo abito bianco immacolato, simbolo di purezza. La seconda telefonata lo raggiunse quando aveva aperto la porta della sua camera, si trattava di zio Ubaldo, che dopo aver appreso notizie inerenti al suo viaggio, lo invitava a ripartire per Roma il Lunedì mattina. Zio Ubaldo non aveva la patente. Zio Ubaldo lavorava per il Vaticano. Zio Ubaldo per vincere l’incertezza del nipote, sapendo come amava guidare le macchine di grossa cilindrata, gli disse che avrebbero preso la 125 Fiat, auto di rappresentanza della congregazione dei Salesiani. Che se lo avesse accompagnato a Roma in Vaticano, dopo aver conferito con il Monsignore, avrebbero potuto raggiungere Fiuggi e trascorrere una breve vacanza. Ci furono altre telefonate da parte di Veronica quel sabato, tutte all’insegna del “Mi manchi … Non vedo l’ora che tu arrivi …! ” Lorenzo arrivò il lunedì mattina esibendo la 125 blu, auto che sembrò apprezzare perfino l’uscere dell’Hotel, che s’affrettò ad aprire ad entrambi la portiera, a scaricare i bagagli che affidò ad un collega, a salirci a bordo per portarla in garage. All’interno della Hall rinvenne Veronica, accanto a lei Piero, un amico comune, nipote del proprietario dell’albergo. Qualcosa di indefinito lo colpì: il modo di stare vicini che avevano e di guardarsi di sfuggita, mentre lui andava loro incontro. Poi scorse la mano di lei sfiorare quella di Piero. Correva l’estate del 1969, alla processione del Corpus Domini Veronica non poté partecipare, era diventata grande …