Lorenzo balla da solo …

Sulle note di I Can Get No Satisfation, sparate a tutto volume nella sua cameretta dal mangiadischi color verde mare, Lorenzo ballava. Cercava in ogni modo di riproporre davanti allo specchio ciò che ricordava delle movenze che aveva visto fare a dei ragazzi che ballavano alla Bussola di Marina di Pietrasanta e andati in onda sul Primo ed unico canale della televisione italiana. Il suo intento era quello d’imparare a ballare quei balli moderni per poi esibirsi durante le “festine” che con sempre maggiore frequenza venivano fatte nelle abitazioni private intorno alla metà degli anni Sessanta. Si toglievano le sedie nella stanza più grande della casa che era sempre la sala, in un angolo veniva collocato il tavolo, nell’altro il divano, poi sulle note dei successi di Rita Pavone, Tony Dallara e Celentano, si ballava. All’inizio facendo attenzione a stare ben distanziati con i corpi, anche perché in casa c’era sempre la possibilità che s’aggirasse lo spettro di qualche adulto e facesse in qualsiasi momento irruzione; poi, se tutto filava liscio come l’olio, i corpi si avvicinavano sempre più, fino a quando qualcuno spegneva la luce. Ma vivendo a Lucca se uno voleva ballare nei locali pubblici le possibilità risiedevano nella Casina Rossa, nei pressi di Ponte San Pietro e nello Chalet dei Tigli, lungo le sponde del Serchio, dove venivano ballati i lenti e i tipici balli da sala che a lui non interessavano affatto, come del resto tutte quelle persone che affollavano la domenica pomeriggio quei locali. Era stato all’inizio dell’estate allo Chalet dei Tigli, spronato dal suo amico Giulio, il quale si era messo in testa di trovare una fidanzata, una brava ragazza, vergine, senza grilli per la testa, che avesse voglia di mettere su famiglia, perché secondo il suo insindacabile punto di vista, per un uomo, raggiunta la soglia dei vent’anni, espletato l’obbligo del militare, sposarsi diveniva l’obiettivo primario, perché così aveva fatto suo padre e il padre di suo padre. Pertanto secondo Giulio quelle sale da ballo erano perfettamente idonee a favorire e a dare concretezza al suo desiderio. Così in una calda domenica d’inizio estate, varcata la soglia di quella fumosa sala da ballo, dove a mala pena riuscivano a scorgere l’orchestra, furono fagocitati, sospinti, risucchiati all’interno di un flusso continuo di maschi di ogni età, deodorante e condizione. Questa schiera di sciagurati si muoveva lentamente lungo il perimetro del rettangolo e una volta adocchiata la ragazza, che dando bella mostra di sé sedeva al tavolo con la mamma, la nonna e la zia, si fermava per alcuni istanti, giusto il tempo per chiedere ed eventualmente ricevere l’invito a ballare. Lorenzo che seguiva Giulio in quella imbarazzante processione, rosso dalla vergogna, dopo aver ricevuto delle dritte sul da farsi dall’amico, si trovò nella condizione di chiedere di ballare ad una ragazza, carina, ovviamente seduta tra due anziane signore, che manco gli rispose. Il tragico avvenne alcuni istanti dopo, quando un secco No uscì dalla bocca di una ragazza seduta al tavolo accanto, per giunta da sola, che ritenne essere brutta, brutta come la fame. Depresso, guadagnò l’uscita e si ripromise che non avrebbe più messo piede in una sala da ballo.