L’Ispirazione artistica di Lorenzo ….,

Brano tratto da Omicidi nella città delle Mura, cap. XIX

“La luna gli apparve sospesa in basso nel cielo. Di tanto in tanto una grossa nube informe allungava un lungo arto e la nascondeva. Il mutamento di luce si rifletté immediatamente sulla terra; la percepirono gli animali, da sempre legati a quelle variazioni di luminosità, ma per gli esseri umani era decisamente un’altra cosa. Facevano eccezione gli innamorati, chi per motivi di lavoro la studiava e chi traeva ispirazione da quella inesauribile fonte. Lorenzo si fermò, mise in bocca la matita e stette ad aspettare che la luna riuscisse a trovare un pertugio fra quell’oscurità. Sentiva di essere vicino alla conclusione: gli bastava una nota, una sola banalissima nota, per dare senso a tutta la sinfonia. Senza quella il lavoro di anni sarebbe stato vano, inutile. Lui era un’ artista che cercava la completezza, la sua arte doveva raggiungere la perfezione nella totalità. Spesso si era ritrovato a discettare sulle “incompiute” dei vari musicisti, ad iniziare da Beethoven. La sua teoria si basava sul fatto che in quei casi non si potesse parlare di “opere d’arte”,  proprio perché mancanti di una condizione essenziale: la conclusione. Finalmente la luna spuntò e il suo chiarore attenuò l’oscurità del cielo; un dito della sua mano destra si mosse sulla tastiera del pianoforte e ne uscì un Si bemolle. Immediatamente lo trascrisse sul pentagramma e con avidità scorse tutte le altre note di quell’ultimo atto:  tornavano! Ricontrollò ancora una volta e si sentì pervadere da una infinita eccitazione; una serie ininterrotta di sensazioni lo attraversarono, facendolo sussultare. Le sue dita presero a muoversi con estrema eleganza e le note che scaturivano dal pianoforte si esplicavano in una struggente melodia. Suonava in preda all’estasi e il suo volto si deformava ogni qualvolta toccava l’apice; la testa si muoveva seguendo le variazioni armoniche delle scale musicali. La sua fronte si riempì di gocce di sudore che presero a scendere bagnandogli il volto. l’ultima nota la percosse con impeto e dopo si abbatté esausto sulla tastiera.”