Libby e la difficoltà di essere un prete Gay

I l reverendo Libby era divenuto pastore per uno strano gioco del destino, la vocazione, se mai c’era stata, era venuta in seguito, sorretta anche dalla consapevolezza di non poter fare niente di meglio. Il periodo della sua formazione spirituale gli era servito soprattutto per rendersi definitivamente conto del suo orientamento sessuale. Se prima c’erano stati dubbi in lui ,dei  momenti di incertezza, Albert, il suo maestro spirituale, glieli aveva fugati a uno a uno tutti. Con il gruppo di studio formato dagli amici piu’ fidati e da Albert, erano soliti riflettere spesso e volentieri sul concetto ontologico dell’amore e la definizione salomonica alla quale giungevano il piu’ delle volte era questa:l’amore nei confronti di un altro essere non è mai da considerarsi peccato, anche se dovesse trascendere, in alcuni casi, l’aspetto piu’ completo che il termine in sè contempla. Asserito questo, la loro analisi si spostava sul piano sociologico, imputavano alle società moderne di alimentare i sensi di colpa nei confronti di coloro che amavano indiminatramente altri esseri umani, soprattutto se questi erano dello stesso sesso, di ledere il diritto sacrosanto della ricerca della felicità individuale, di ergersi a giudici, ammonendo tutti quei comportamenti che si discostano da un non ben definito concetto di moralità pubblica. Secondo il senso comune, gli uomini di chiesa dovevano vivere la missione che erano chiamati a svolgere nel secolo in solitudine, o al massimo poteva essergli concesso d’amare una donna, sposandola regolarmentew, benedicendo perfino la nascita dei figli. Ma se l’amore veniva indirizzato verso un componente dello sresso sesso, verso un altro uomo, allora  l’aspetto cambiava radicalmente.