La triste storia di Marta. Da “la pergamena scomparsa” di Lucio Gatto

Le porte dell’inferno si erano spalancate durante le fasi finali della scuola per funzionari di Polizia do Stato; l’ultimo mese era stato un susseguirsi di serate nei pub della capitale che con alcuni compagni di corso aveva preso a frequentare, con la scusa di cenare a buon mercato e cazzeggiare. All’inizio si era limitata  a bere degli aperitivi leggeri, poi Marco, il ragazzo con cui aveva preso ad uscire da poco, le aveva fatto sentire un drink alla vodka con frutta e per lei che non aveva mai bevuto alcol, era stato un vero sballo. Di colpo aveva scoperto la forza seduttrice, l’euforia che subentra subito dopo aver scolato il bicchiere, la facilità con cui saltano fuori le parole di bocca, la spigliatezza mai posseduta, ma soprattutto come riuscisse a farle dimenticare le angosce esistenziali che da sempre la tormentavano. Aveva toccato il fondo, veduto camminare sulle pareti della sua camera tutti gli spettri che aveva in corpo. Costretta a bere di nascosto per darsi coraggio, per continuare a vivere mentre moriva lentamenta dentro, per vincere la vergogna delle sue mani tremolanti. Quando i sanitari dell’Ospedale di Lucca lessero le analisi del suo sangue, dopo che era stata coinvolta in un incidente durante le fasi concitate di un inseguimento,  nel quale era stato investito un ignaro passante, non credettero ai loro occhi. Il tasso alcolico era da coma etilico.. La sospensione dal lavoro fu un fatto dovuto,come l’obbligo forzoso alla riabilitazione in quella casa_famiglia e quello era il suo ultimo giorno