La chiesa di San Michele a Lucca.

La tarsia  è una forma artistica che prende origini nell’antichià. Affermatasi nel periodo ellenistico, fu diffussissima a Roma dove venne largamente usata per rivestire pareti, pavimenti dei palazzi e case patrizie. Durante l’Impero venne sfruttata soprattutto nelle terme, dove l’umidità rendeva meno resistente la decorazione pittorica. Composizioni floreali, figure umane e di animali, soggetti mitologici erano i temi dominanti delle tarsie. Nel periodo romanico questa forma di arte fu ripresa dagli architetti toscani. Firenze, Lucca, Pisa e Pistoia, la usarono come gusto orientaleggiante. I marmorari delle tarsie adoperavano di preferenza due qualità di marmo: bianco di Carrara e quello verde di Prato. Quando poi intarsiavano le facciate delle chiese non disdegnavano intercalare, alle figure animali, elementi di decorazione geometrica. In quanto alle bestie, erano di ogni specie e forma: domestiche e selvatiche, nostrane ed esotiche, oltre ad immaginari esemplari partoriti dalla fantasia dell’artista. Ricca di tarsie è la facciata di San Michele, la stupenda chiesa lucchese che da il nome all’omonima piazza, conosciuta anche come piazza delle catene.  San Michele è una chiesa romanica di stile pisano-lucchese, fatta costruire dal vescovo Anselmo nella seconda metà dell’XI secolo. Del primitivo tempio, dovuto ai Longobardi, si ha notizia in un documento del 795.  Parecchi dei capitelli del primo ordine di arcate sono ornati da animali, bestie di tutte le razze, bianche su fondo verde. Le logge più in alto presentano colonnette scolpite, tarsie in bianco e in nero con animali e scene di caccia: un vero e proprio bestiario medioevale. Numerose anche le teste fra cui, aggiunti nell’Ottocento quando la facciata della chiesa venne restaurata, ritratti di personaggi illustri: Cavour, Garibaldi, Napoleone III, Pio IX, Vittorio Emnuele II. Sulla sommità della facciata si staglia la statua dell’Arcangelo S. Michele, vittorioso sul drago, che sostiene con la mano sinistra un globo crociato. Le penne delle ali sono in metallo e mobili per smorzare gli effetti del vento. Si vuole che nell’anello infilato nell’anulare del Santo sia incastonato un brillante. Sta di fatto che a sera, in condizioni atmosferiche favorevoli, da un determinato punto della Piazza, all’incirca dove una volta era la Banca Commerciale, volgendo lo sguardo verso l’Angelo è possibile scorgere uno strano luccichio.  Ed ora adoperando la nostra immaginazione una curiosità per concludere: anticamente per entrare nella chiesa dalla porta principale, occorreva attraversare un ponticello. Proprio così: un ramo del fiume Serchio, chiamato Fossa Natale, attravesava infatti l’antico Foro cittadino.