Il risveglio burrascoso di Viola

«Cazzo, la sveglia! »

Saltò giù dal letto, raggiunse il bagno annaspando.

Cosparse lo spazzolino di dentifricio, si sedette sul bidet e, mentre svuotava la vescica e spazzolava i denti, iniziò a imprecare contro se stessa per la sua sbadataggine.

Non l’avrebbe passata liscia questa volta, i bonus a sua disposizione se li era giocati tutti.

Il capo l’ultima volta era stato categorico: non avrebbe accettato un altro ritardo e le conseguenze le avrebbe dovute saldare seduta stante, niente proroghe. Non le restava che sperare in uno strano allineamento planetario: se quella mattina non avesse aperto il pub, perché trattenuto contro la sua volontà dalle forze dell’ordine o perché si trovava in terapia intensiva fra la vita o la morte, forse l’avrebbe fatta franca.

Ecco a cosa le era servito studiare con una certa diligenza e laurearsi con 110 e lode in chimica molecolare per trovarsi, poi, a tre anni dalla laurea, con il culo per terra, l’affitto da pagare e una montagna di bollette in costante attesa d’essere prima o poi saldate.

Si precipitò fuori dall’appartamento, cinquantotto metri quadri ubicati al quarto piano di un caseggiato popolare a tre chilometri dal centro. Percorso a passo spedito il corridoio con la speranza che la signora Agnese fosse impegnata in altre faccende, discese a due a due i gradini, con la promessa di raggiungere una tregua armata contro se stessa.

Agguantò la bici, s’infilò il casco e prese a pedalare come una forsennata sulla ciclabile.

Il traffico quella mattina era infernale, come un esercito nemico aveva cinto d’assedio la città.

Per evitare gli altri ciclisti che a rilento pedalavano in surplace, abbandonò la ciclabile e prese al volo la corsia degli autobus. Compiaciuta di sé per la decisione, perché così facendo superava le auto in coda, si trovò a pedalare a fianco di un camion che non le permetteva di vedere il semaforo.

Una Range Rover si mosse appena urtando la bici con il paraurti anteriore, scaraventandola al di là del manubrio. Si ritrovò a volare in aria per alcuni secondi e quando precipitò a terra i loro sguardi, nonostante tutto, s’incontrarono per la prima volta.