Ci può salvare solo la filosofia …

Le stelle, celate

dalle nere nubi,

nessuna luce 

possono effondere.

Se il torbido Austro, 

agitando il mare, 

mescola i flutti, 

l’onda, dapprima

limpida e piana

nei sereni, 

fattasi torbida

di rena, non lascia 

passare la vista;

ed il ruscello, 

che scende obliquo 

dagli alti monti, 

spesso s’arresta

per la mole di un sasso

caduto dal monte.

Così tu, se vuoi

con chiara vista 

scorgere il vero 

e per via retta

fare il cammino,

fuggi le gioie

fuggi il timore,

lascia la speranza 

ed il dolore.

la mente è annebbiata,

stretta da limiti,

se questi dominano.

Severino Boezio, La consolazione della filosofia.

Mi presento a Voi stamani con questa poesia, perché non trovo altro rifugio consolatorio se non nella filosofia, astraendomi dalle brutture che la quotidianità ci dispensa così generosamente. Il capolavoro di Boezio in prosa e in versi, lo compose durante la prigionia, quando fu incarcerato da Teodorico, re degli Ostrogoti, di cui era consigliere e ministro; sospettato di tradimento venne messo a morte. Al filosofo in carcere si presenta la filosofia, sotto le vesti di una nobildonna e lo consola, dimostrandogli che la felicità dell’uomo non consiste nel possesso dei beni che la fortuna può togliere ma nel conseguimento del bene eterno, che coincide con la divinità. La filosofia “consola” in quanto stabilisce una gerarchia fra le cose e colloca in cima a tutto ciò che è immutabile ed eterno, vero bene dell’uomo. Possiamo dividere la poesia in due parti: la descrizione di scene naturali (stelle oscurate dalle nubi), il mare agitato dal vento (Austro). Il ruscello impedito da un masso, esprime l’esortazione a liberare la mente dal dominio delle passioni e a proseguire con sguardo limpido la ricerca della verità. Le passioni (gioia, timore, speranza, dolore), annebbiano la mente come le nubi oscurano le stelle, agitano, inquinano l’animo come il vento fa con il mare, impediscono il cammino sulla retta via come il masso ostruisce il ruscello. Interessante da notare che le due immagini adottate da Boezio per indicare il progresso della virtù e della conoscenza della verità (la chiara vista) e (il cammino per la via retta), sono le stesse impiegate da Dante nella Commedia.