Nudismo nell’isola di Capraia …

L’isola di Capraia era stata fino ad alcuni istanti prima d’imbarcarsi sul traghetto della Toremar, una vaga conoscenza geografica e nulla più. Per approdare a quel lusinghiero risultato Lorenzo aveva dovuto far ricorso ad alcune reminiscenze geografiche, acquisite alle medie che gli servirono solo a collocare l’isola in un punto imprecisato del mar Tirreno. Ma fu grazie ad una informazione di seconda mano pervenutagli per caso da un anziano signore salpato assieme a lui dal porto di Livorno, che venne a sapere che l’isola di Capraia faceva parte dell’arcipelago toscano e che sarebbero servite 4 ore di navigazione per raggiungerla. Il mare, che fino ad alcuni minuti prima era sembrato una coperta azzurra leggermente ondeggiante, d’improvviso si gonfiò così tanto che il vecchio traghetto iniziò a rollare su se stesso di diversi gradi e le onde presero a sferzare con furia la prua. L’imbarcazione prese a piegarsi paurosamente, ad inerpicarsi sbuffando fino alla sommità delle onde e a precipitare giù fin negli abissi. Per evitare di vedere quella massa d’acqua scura e minacciosa che scompariva facendo apparire l’azzurro immacolato del cielo per riapparire poco dopo, scese sotto coperta, si sdraiò sulla poltrona, ed iniziò a maledire il momento in cui si era fatto abbindolare da quel coglione di Luca, il quale divertito lo guardava, standosene in piedi come capitan Cook, gettando sguardi minacciosi e schifati sulla ciurma che aveva preso a vomitare dappertutto. Si era lasciato sedurre all’idea di fare del campeggio libero sull’isola, di dormire nella sua canadese nuova, ma soprattutto, e quella era stata la motivazione che aveva fatto la differenza, avere la possibilità di poter entrare in contatto con un gruppetto di ragazze che facevano parte di un collettivo di “femministe lucchesi”, uno dei primi sorto in quegli anni nella città delle Mura, con le quali Luca vantava d’avere degli ottimi rapporti. Lorenzo aveva dato il suo assenso definitivo nel momento in cui seppe che tra quelle ragazze c’era Monica, ragazza estremamente carina, più piccola di lui di alcuni anni, che aveva conosciuto durante l’occupazione del Liceo Machiavelli. Fin dal primo istante che la vide trovò la somiglianza con Genevièv, un suo ex amore parigino, sorprendente. Così iniziò a fantasticare su di lei in virtù di quella somiglianza, ma poco o nulla sapeva, tanto che non ricordava d’averci scambiato nemmeno una parola. Furono accolti con una certa riluttanza all’accampamento e il sogno di conoscere più approfonditamente Monica lo vide infrangersi, colare a picco, nel momento in cui scorse una sorta di nativo americano brutto come la fame spadroneggiare all’interno della sua tenda, uscire ed entrare. Amareggiato e deluso si racchiuse in se stesso, ritagliandosi un profilo distaccato. Si alzava presto al mattino, mollando Luca alla mercé delle indemoniate ragazze avvezze a fare auto -coscienza almeno una volta al giorno, e raggiungeva una caletta di difficile accesso sotto il castello di Capraia, dedicandosi alla sua attività preferita: lo snorkeling. I pomeriggi li trascorreva sul porto aspettando sul far della sera il rientro dei pescatori, uomini dalla pelle bruciata dai raggi del sole e dal salmastro, i quali iniziavano a scaricare dalle loro imbarcazioni casse ricolme di pesce e di risate. Una mattina mentre tornava a riva stanco per le innumerevoli immersioni, scorse attraverso lo spesso vetro della maschera due ragazze che si erano adagiate sugli scogli a prendere il sole. Raggiunta spiaggetta iniziò a togliersi le pinne, la maschera e il boccaglio, poi prese a levare dalla sacca che teneva legata alla cintura con i pesi, il prezioso contenuto: ricci morti dai più svariati colori, di dimensioni anche ragguardevoli, che lui prelevava adagiati su fondali di alcune decine di metri. Il suo operare attirò l’attenzione delle ragazze, le quali lo raggiunsero e presero ad ammirare quei crostacei senza più aculei, soffermandosi estasiate sulle mille sfumature cromatiche e sui vividi colori. Condivise con loro le esperienze finora fatte sull’Isola, dette la possibilità ad ognuna di scegliere il riccio che più preferivano e le salutò dando appuntamento per la mattina seguente. Nel giro di alcuni giorni la caletta si riempì di ragazze, “Le femministe” non si fecero vedere mai, pochi erano i ragazzi oltre lui e così si venne a formare giorno dopo giorno, una sorta di comune nella quale si condivideva tutto. Lorenzo prelevava dai fondali ricci e conchiglie giganti che donava; alcune ragazze di Firenze fabbricavano collane e bracciali che distribuivano ad altre coetanee. In quel clima di convivialità e di spensieratezza, distanti dalle convenzioni piccolo borgesi del mondo, avvenne che si abbattessero anche le ultime inibizioni: dopo alcuni giorni di coabitazione il grado di confidenza conseguito, consentì loro di far volare via i reggiseni e le mutandine; prese vita così la prima esperienza di nudismo di cui si abbia memoria sull’isola di Capraia. I maschi, quei pochi che si trovavano lì, posso dire essendo stato un testimone diretto, non incorsero in incidenti spiacevoli e imbarazzanti. La vista delle ragazze nude che prendevano il sole divenne di per sé normalità, e andò a perdere tutte quelle valenze voyeuristiche ed erotiche, tutte quelle fobie che il capitalismo del sesso e la mercificazione del corpo della donna, aveva già iniziato a disseminare con profitto su riviste specializzate e su pellicole cinematografiche. La spontaneità e la naturalezza aveva rimesso le cose apposto, aveva educato e guarito noi maschi. Avvenne solo un incidente di cui vi renderò partecipi. Lorenzo era appena rientrato da uno nuotata rinfrescante, si stava riposando sulla battigia a pancia in su, quando scorse una ragazza uscire dall’acqua e avanzare. Il suo incedere su quella passerella naturale, con le movenze lente ed aggraziate della giovane, lei che si raccoglie i capelli in una lunga treccia, che li strizza, ebbe la capacità di muovere e stimolare i sensi. Con la complicità dei raggi del sole obliqui a quell’ora del meriggio, i quali illuminavano la pelle abbronzata, le goccioline d’acqua che copiose scendevano giù tra i seni, che s’andavano a raccogliere e a convogliare tra i peli del pube, e successivamente cadevano a terra … quella visione differente da tutte le altre, inaspettata e meravigliosa, ebbe la capacità d’innescare e far esplodere i sensi, i quali si ripercossero su colui che si stava svegliando tra le gambe. Lorenzo vergognoso si girò, andando a stemperare l’attrezzo che inopportunamente aveva dato per la prima volta segni d’esistenza.