1971, partenza da Piazza Grande destinazione Romania.

Nella primavera del 1971 iniziò a prendere corpo tra i giovani che frequentavano il Piccolo Bar, l’idea di recarsi in vacanza in Romania. In piena guerra fredda, superare la cortina di ferro, una linea immaginaria che separava di fatto l’Est dall’Ovest, due mondi, due modi di concepire e di governare la realtà, non era un’operazione tanto facile. Si dovevano espletare diverse formalità, essere in possesso del passaporto, attendere i visti d’ingresso rilasciati dalle ambasciate a seconda del paese che si voleva visitare. Le autorità romene in quegli anni avevano deciso di rendere meno complicato l’ingresso sul proprio territorio a turisti provenienti principalmente dall’Occidente. Quindi per queste ragioni e per altre cosucce di cui più avanti scriverò, i giovani maschi che si trovarono a vivere quei formidabili anni Settanta, recarsi in quel Paese diveniva di fondamentale importanza. Da informazioni in nostro possesso e da testimoni accreditati, la facilità con cui si entrava in contatto con l’altro sesso era assicurata, a patto d’avere in valigia un buon quantitativo di calze di nailon ed altre quisquiglie legate alla lingerie intima. La Romania divenne così il nuovo Eldorado nel quale tutti sognavano d’approdare prima o poi nel corso della vita. Ognuno possedeva la sua narrazione preconfezionata fatta ed incartata e venduta dai veterani, da coloro che c’erano già stati anni addietro. Uno dei più noti, il quale riceveva perfino a casa su appuntamento, conosciuto con il soprannome di Faruk, raccontava nelle sere primaverili fuori dal Bar Piccolo, o nel suo seminterrato, gesta ed avventure da far impallidire i Cavalieri della Tavola Rotonda. Le principesse non erano in balia di Draghi o Orchi cattivi, dovevano temere solo la polizia locale che se le beccava in macchina con degli italiani, a volte, potevano avere delle conseguenze spiacevoli. Quando la narrazione stava per giungere a termine e prima che si vedessero i titoli di coda, Faruk osservava divertito i volti arrossati ed imploranti dei malcapitati, prendeva dal borsello che teneva a tracolla perennemente una agendina, mostrava ai convitati che non c’era trucco né inganno e indicava la data relativa all’anno precedente, l’apriva e mostrava con dovizia di particolari, asterischi e note a margine, relative al grado di soddisfazione sessuale, e una lista lunghissima di appuntamenti amorosi che coprivano abbondantemente i giorni relativi alla vacanza a Bucarest. Poi come ciliegina sulla torta, come dulcis in fundo esclamava: “Ragazzi quelle ti succhiamo, ti tolgono l’anima, portatevi dietro del VoV, altrimenti non ce la farete!” Come non poteva divenire dopo quei racconti una terra promessa, la Romania? Una terra dove le giovani donne prive di inibizioni “socializzavano” con i maschi d’ogni età ed estrazione sociale, dove era sufficiente essere moderatamente generosi per incontrare l’amore e l’appagamento sessuale. Rinfrancati da queste notizie e determinati come non mai a raggiungere la terra promessa, nel luglio del 1971, di fronte al Piccolo Bar, partì senza squilli di trombe il primo contingente di 6 ragazzi a bordo di 3 auto; il car sharing collettivo era ancora da venire. Oggi i seguaci di Greta, i gretini, se venissero a conoscenza di questo Post, potrebbero accusarci d’essere stati i responsabili del buco dell’ozono e si metterebbero alla testa di manifestazioni e chissà forse pretenderebbero lo scalpo di chi scrive, ma noi non facemmo altro che seguire pedissequamente le indicazioni di Faruk: ” Ogni macchina deve avere un equipaggio formato da solo due ragazzi, se siete in tre non potete farne salire tre, altrimenti verreste fermati dalla polizia, intesi?” Lorenzo fu felice di lasciarsi dietro alle spalle quel periodo nero e di imbarcarsi in questa avventura con la sua Opel Kadett, comperata con i risparmi messi su in diversi anni di lavoretti durante le vacanze estive presso un autolavaggio di una concessionaria, e con il suo amico intraprendere quell’avventura; aveva il morale a terra per essere stato mollato di recente da Daniela la quale aveva finito col cedere alle avance di Piero, e doveva prendere una decisione sul rinviare o no il militare. La spedizione in Romania si rivelò un vero e proprio disastro: le ragazze che conobbero durante il tragitto che dalla città di confine Timisoara conduce a Bucarest, nessuna incontrò il loro gradimento. Le donzelle romene si rivelarono dispensatrice di odori forti provenienti dai loro giovani corpi, i quali una volta messi a nudo, si rivelarono disseminati di pelurie che le facevano somigliare a quelli dei giocatori di calcio. Lorenzo ebbe un solo rapporto e se ne pentì amaramente, una volta terminato; Daniela tornò a giganteggiare nella sua testa, così tanto che non poterono starcene altri. Dopo appena due settimane erano già sulla strada di ritorno e una volta superata la frontiera dell’ex Iugoslavia e messo piede in Italia, Lorenzo si chinò a baciare il suolo patrio, poi se ne andarono in Alsazia a Colmar, dove entrambi avevano degli amici e delle amiche in comune. Non fate mai l’errore di chiedergli di raccontare questa esperienza, essendo la voce narrante l’ho dovuta fare a sua insaputa, perché non è mai andato fiero di questa avventura, ma quando ne parliamo una domanda se la pone sempre ed è questa: la fame toglie il lupo dal bosco e questo è certo, ma come potevano quei miei coetanei averne così tanta? Questo è sempre stato e tutt’ora è un vero e proprio mistero.